Tra mille credenze, supposizioni e scuole di pensiero, vogliamo iniziare con una domanda: la cannabis e la fertilità nell’uomo sono in qualche modo correlate?
Da persone comuni, ad appassionati e studiosi, sono in molti a chiederselo. E la letteratura scientifica a riguardo è piuttosto ampia, soprattutto negli ultimi anni.
Ragion per cui diversi meccanismi coinvolti sono stati chiariti, lasciando spazio a pochissimi dubbi.
La risposta è che dipende.
Dipende da frequenza, quantità, durata dell’uso e dal contenuto (o meno) del THC nella pianta che si sta consumando.
Che effetti ha la cannabis sulla fertilità maschile?
Le evidenze disponibili ci permettono di suggerire alcuni potenziali effetti della cannabis sulla fertilità dell’uomo, soprattutto in caso di uso frequente e prolungato, come:
- Riduzione della concentrazione degli spermatozoi, con un numero inferiore rispetto ai valori considerati ottimali
- Diminuzione della motilità spermatica, che può rendere più difficile il raggiungimento dell’ovocita
- Alterazioni della morfologia degli spermatozoi, con un aumento delle forme considerate non funzionali
- Interferenze sull’equilibrio ormonale, in particolare sui livelli di testosterone e sugli ormoni coinvolti nella spermatogenesi
- Possibile aumento dello stress ossidativo, fattore che può incidere sulla qualità del liquido seminale
- Effetti generalmente reversibili, che tendono ad attenuarsi dopo la sospensione dell’uso, nel corso di alcuni cicli di produzione spermatica
Nonostante la letteratura sull’argomento sia ampia, gli esperti invitano a un approccio prudente, soprattutto quando l’obiettivo è il concepimento, sottolineando che le ricerche sono ancora in evoluzione e non consentono conclusioni definitive.
L’impatto della cannabis sui movimenti degli spermatozoi
La motilità degli spermatozoi è uno dei parametri chiave della fertilità maschile, poiché rappresenta la capacità degli spermatozoi di muoversi in modo efficace per raggiungere l’ovocita.
Alcuni studi suggeriscono che la cannabis, in particolare per via del THC, possa influire anche su questo aspetto, causando:
- Riduzione della motilità progressiva, cioè del movimento lineare e direzionato necessario per la fecondazione
- Alterazione dei segnali cellulari che regolano il movimento degli spermatozoi, legata all’interazione del THC con il sistema endocannabinoide
- Minore efficienza nel raggiungere l’ovocita, soprattutto in caso di consumo frequente e prolungato
- Effetti dose-dipendenti, più evidenti con alti livelli di THC e uso cronico
- Possibile reversibilità, con un miglioramento della motilità dopo un periodo di sospensione, compatibilmente con i tempi della spermatogenesi
Ricerche scientifiche su cannabis e fertilità maschile
Per maggiore chiarezza, vi proponiamo i risultati di due ricerche recenti che hanno cercato di chiarire in modo più preciso il legame tra cannabis e fertilità maschile, concentrandosi soprattutto sugli effetti dei cannabinoidi sui parametri seminali e sugli ormoni riproduttivi.
Gli studi disponibili mostrano risultati non sempre univoci, ma utili per delineare un quadro più equilibrato:
- Studio del 2022 Impact of cannabinoids on pregnancy, reproductive health, and offspring outcomes di Jamie O. Lo, Jason C. Hedges e Guillermina Girardi: questo studio indica una possibile associazione tra consumo di cannabis e riduzione della qualità del liquido seminale, con effetti su concentrazione, motilità e morfologia degli spermatozoi. Vengono inoltre segnalate potenziali alterazioni ormonali, in particolare dei livelli di testosterone, anche se con risultati variabili tra gli studi analizzati.
- Studio del 2025 Cannabis sativa extract and fertility: Preclinical evaluation in male and female Wistar rats di Alana C. Costa, Cícero A C Pereira, Arquimedes Gasparotto Jr, Alana A K Garcia, Emerson L B Lourenço e Helena P G Joaquim: in questo caso, non sono stati osservati effetti significativi sulla produzione degli spermatozoi, sulla struttura degli organi riproduttivi né sui livelli ormonali, suggerendo che l’impatto possa dipendere da dose, durata dell’esposizione e differenze tra modelli animali e uomo.
Nel complesso, le evidenze indicano che l’effetto della cannabis sulla fertilità maschile non è automatico né uguale per tutti, ma può variare in base a diversi fattori. Per questo motivo, la ricerca invita a interpretare i dati con cautela e sottolinea la necessità di ulteriori studi specifici sull’uomo.
La cannabis light ha gli stessi effetti sulla fertilità maschile?
In generale, consumare cannabis light è considerato meno problematico per quanto riguarda il suo legame con la fertilità maschile, ma questo non significa che non abbia nessun tipo di effetto, specialmente se l’uso è frequente.
Il basso contenuto di THC, entro i limiti di legge, riduce infatti il rischio di interferenze significative con i meccanismi che regolano la produzione e la qualità degli spermatozoi, che negli studi scientifici risultano principalmente associati proprio al THC.
L’opzione più prudente?
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Se non sai cos’è il CBD, devi sapere che si tratta di una sostanza prodotta naturalmente dalla pianta di cannabis, che non produce effetti psicoattivi e non sembra influire in modo diretto con i meccanismi della spermatogenesi.
In più, il CBD sembra anche avere degli effetti sessuali positivi, grazie alla sua azione contro ansia, stress e depressione.
Il tutto sta nella quantità giusta, nell’uso consapevole e nella conoscenza del proprio corpo. Il dosaggio del CBD deve essere dunque adattato al singolo individuo.
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FAQ
In base alle evidenze attuali, gli effetti non sembrano permanenti. Un uso frequente di cannabis ricca di THC può causare alterazioni temporanee dello sperma, che tendono a migliorare dopo la sospensione, nel giro di 2–3 mesi.
Non ci sono prove che la cannabis renda un uomo infertile in modo permanente. Tuttavia, un uso frequente e prolungato di cannabis ad alto contenuto di THC può essere associato a alterazioni temporanee della qualità dello sperma, che tendono a migliorare dopo la sospensione.
Molti specialisti consigliano, in via prudenziale, di ridurre o sospendere prodotti contenenti THC durante la ricerca di una gravidanza. Il CBD senza THC viene invece considerato più compatibile, pur restando consigliato un uso consapevole.
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